Sai, quando leggi una notizia così all’inizio pensi che sia uno di quei rumors che circolano negli ambienti calcistici, quelli che poi svaniscono come fumo. Invece no. Quello che fino a pochi giorni fa sembrava soltanto una suggestione, adesso è diventato un tentativo concreto. E non di quelli blandi, eh. Stiamo parlando di Paolo Maldini e Leonardo che volano in Spagna per incontrare Pep Guardiola e presentargli il progetto della nuova Italia.
Maldini e Leonardo sono stati in Spagna nell’ultimo weekend, a Barcellona per l’esattezza. Sai come funzionano queste cose? Circolano i selfie in città, la gente sussurra, ma nessuno sa veramente cosa stia succedendo. Loro si sono fermati per l’intero fine settimana, e l’incontro con Guardiola si è sviluppato nell’arco di due o tre giorni. Due, tre giorni di confronto intenso, due o tre giorni dove si parla di calcio, di visioni, di come riportare la Nazionale italiana a competere davvero.
Il progetto esiste, e va avanti comunque
La cosa più significativa? Non è solo una proposta buttata là sperando che l’allenatore catalano risponda di sì. No, il progetto è già stato disegnato nei dettagli, è concreto, è strutturato. È stato presentato a Guardiola in maniera tecnica, con idee precise, con obiettivi chiari. E a Guardiola è stato proposto il ruolo di commissario tecnico della Nazionale. Praticamente, il massimo incarico che la Figc potesse offrir a chiunque.
La Nazionale, insomma, pensa in grande. Non sta aspettando la risposta di un singolo per decidere come proseguire. Andrà avanti comunque, anche nel caso in cui il tecnico catalano dovesse decidere di declinare la proposta. Questo è importante capirlo. Non è una scommessa disperata. È uno scenario tra i vari che la Federazione sta valutando, dove Guardiola rappresenta un’opportunità, non l’opportunità assoluta.
Maldini, che è il nuovo direttore tecnico della Figc oltre che responsabile del Club Italia, sa bene come funzionano queste dinamiche. E Leonardo, nel ruolo di advisor, ha portato la sua esperienza di uomo che conosce il calcio mondiale, che ha trattato con i migliori, che sa come si parla a profili di questo livello. Insieme hanno illustrato idee, obiettivi e prospettive del nuovo corso azzurro, provando a convincerlo ad accettare la sfida.
Il momento di Guardiola: la ricerca di sé stesso
Guardiola ha da poco concluso il suo ciclo decennale alla guida del Manchester City. Dieci anni, immagina. Dieci anni dove sei al top, dove vinci, dove costruisci una squadra che domina l’Inghilterra e l’Europa. E poi basta. Enzo Maresca lo sostituisce. È il momento di fermarsi e guardare indietro, probabilmente.
Proprio pochi giorni fa, parlando del suo futuro in un’intervista all’azienda di trading di criptovalute Okx, Guardiola aveva spiegato di non avere fretta di tornare in panchina. Mentalmente non mi manca nulla. Non penso che tra due settimane o un mese dovrò ricominciare da capo. Sto semplicemente cercando di capire quale sarà un po’ la mia vita. Parole che sembravano allontanare l’ipotesi di un ritorno immediato, vero? Sembravano dire: lasciatemi stare, devo capire chi sono senza il calcio, devo ripensarmi.
Ma ecco, questo non ha impedito alla Figc di provarci. Questo è il dato più significativo: nonostante le parole di Guardiola, nonostante il suo bisogno di spazio, Maldini e Leonardo hanno comunque tentato. Perché sanno che dietro quella ricerca di sé stesso potrebbe celarsi l’interesse genuino per un progetto affascinante, per una sfida diversa da quella che conosce già.
Malagò spiega la strategia della Federazione
Il presidente Giovanni Malagò è intervenuto a Sky Sport e ha spiegato la linea della Federazione con una chiarezza disarmante. A chi dice di prendere un mammasantissima, la prima domanda da farsi è se il profilo sia interessato. La seconda è che richieste o pretese possa avere. E poi se questa cosa è conciliabile coi nostri bilanci. È pragmatico, è realistico. Non è che la Figc non sappia che Guardiola avrà pretese enormi. Lo sa benissimo. Sa che se dovesse accettare, avrebbe costi molto elevati. Ma prima devi impegnarti e poi trovare le soluzioni, prosegue Malagò. Ecco, questa è la mentalità vincente.
Vuol dire che la Federazione sta facendo una scommessa consapevole. Sta dicendo: vediamo se riusciamo a portarlo dalla nostra parte. E se ci riusciamo, allora affronteremo il problema dei bilanci, degli stipendi, delle strutture. Prima si convince la persona giusta, poi si organizza il resto. Non al contrario.
L’attesa della risposta
Adesso si attende la risposta dell’allenatore catalano. Da quanto risulta, dovrebbe arrivare nel giro di qualche ora o, al massimo, nei prossimi giorni. Non è che Guardiola possa pensarci per mesi. Una decisione come questa, quando viene presentata così bene, così concretamente, richiede una risposta veloce. Entro questa settimana, salvo sorprese, l’Italia dovrebbe conoscere il nome del suo nuovo commissario tecnico.
Sarà Guardiola? Sarà Roberto Mancini, che conosce bene il calcio italiano e ha il dente avvelenato per non essere stato considerato prima? Sarà Andrea Pirlo, giovane, affamato, con una visione moderna del gioco? Una cosa, però, è già certa: accanto ai profili di Roberto Mancini e Andrea Pirlo, oggi c’è anche Pep Guardiola, il miglior allenatore degli ultimi dieci anni a livello mondiale.
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Lo scenario che cambia tutto
Praticamente, la Federazione italiana ha deciso di giocarsela alla grande. Non sta aspettando che qualcosa accada. Sta accadendo. Sta provando a portare uno dei migliori allenatori del mondo a casa nostra. E se anche non dovesse riuscirci con Guardiola, il progetto rimane lì, strutturato, pronto per chi verrà dopo. Questo è ciò che rende questa mossa intelligente. Non dipende da una sola persona, anche se quella persona è Pep Guardiola.