Il calendario internazionale del calcio moderno ha progressivamente omogeneizzato fra loro i vari campionati europei rendendoli sostanzialmente più o meno uguali nella struttura temporale e nell’organizzazione. Il prossimo anno cambierà radicalmente, con l’accorpamento strategico delle soste di settembre e ottobre per limitare drasticamente l’andirivieni continuo club-nazionali che è ritenuta una delle cause principali dell’aumento esponenziale degli infortuni muscolari. Ma intanto anche quest’anno, come succede ormai da diverso tempo nel calcio italiano, la serie A si compone strutturalmente di cinque segmenti ben definiti: 2 giornate dedicate al prologo estivo d’agosto, 4 turni dopo la pausa nazionali di settembre, 5 partite comprese tra le soste di ottobre e novembre, 19 giornate consecutive (un intero girone completo) da novembre fino a marzo quando l’Italia si giocherà la qualificazione al Mondiale agli spareggi decisivi, e infine 8 giornate conclusive per la volata finale scudetto.
La scomparsa della pausa natalizia: calcio senza sosta
L’effetto più «sociale» e culturalmente rilevante di un calendario così rigidamente strutturato è stata la progressiva scomparsa della tradizionale pausa natalizia: durante le festività natalizie si gioca sempre ininterrottamente, esattamente come succede abitualmente in Premier League inglese e più in generale nello sport professionistico americano, lì dove la regola ferrea è una massiccia e continua fornitura di spettacolo agli appassionati proprio nel periodo in cui hanno maggior tempo libero da dedicargli completamente. Dal punto di vista strettamente tecnico, la ripetitività anno dopo anno dei cinque segmenti identici rende particolarmente interessante, se non proprio statisticamente indicativa per i pronostici, la loro analisi approfondita e comparativa.
I campioni dominano il terzo tratto: l’analisi storica
Se si esclude specificamente il Napoli dell’anno scorso allenato da Spalletti che ha fatto storia a sé, i futuri campioni d’Italia hanno sempre nettamente dominato questo terzo tratto cruciale che inizia proprio oggi, e nel giro di sole tre settimane intense ci farà vedere ben cinque turni completi di campionato — ce n’è uno infrasettimanale particolarmente insidioso — più due decisivi di coppe europee per le squadre impegnate. Se andate a leggere attentamente le dichiarazioni rilasciate in queste ore dai vari allenatori delle squadre di vertice, tutti quanti parlano concordemente di tour de force massacrante (a parte magari Allegri e Fabregas, liberi da impegni continentali e quindi più riposati).
Hanno assolutamente ragione a preoccuparsi. Prendiamo per esempio Chivu dell’Inter, forse il tecnico più tartassato in assoluto dal calendario congestionato: stasera gioca in trasferta a Roma in casa della capolista giallorossa, martedì prossimo va a Bruxelles per una gara cruciale di Champions League che occorre assolutamente vincere (l’Inter deve riempire abbondantemente di punti il granaio europeo adesso, in vista di una seconda parte del girone di ritorno tremenda con big match), sabato sarà già al Maradona per lo scontro diretto fondamentale con la capolista partenopea. Tre gare top di altissimo livello in soli otto giorni frenetici prima di ricevere una Fiorentina in brutte acque di classifica, dunque particolarmente insidiosa e affamata di punti, e soltanto allora respirare finalmente un po’ col trittico più abbordabile Verona-Kairat-Lazio a chiudere definitivamente il periodo intenso.
Juventus e Milan: i big match ravvicinati
La stessa Juventus bianconera, reduce dalle prime critiche mediatiche pesanti e scossa profondamente dalla perdita grave di Bremer per infortunio, tra domani e domenica prossima viaggia consecutivamente a Como (trasferta dura e complicata), Madrid contro il Real (durissima e proibitiva), Roma contro la Lazio (pericolosa e imprevedibile): poi fortunatamente la scansione si ammorbidisce notevolmente, ma devi arrivarci integro fisicamente. Il Milan rossonero di partite ne ha complessivamente solo cinque in questo segmento ma le due più impegnative dal punto di vista tecnico, Atalanta fuori casa e Roma in casa a San Siro, sono ravvicinate a distanza di soli cinque giorni scarsi.
Allegri deve necessariamente gestire con intelligenza tattica la perdita contemporanea di due dei suoi quattro pilastri fondamentali della squadra, Rabiot e Pulisic infortunati (gli altri pilastri insostituibili sono Maignan e Modric), e questo rappresenta un grande tema scottante del periodo perché il cosiddetto virus Fifa si fa sempre drammaticamente sentire qui. Le vicende extra-campo possono influenzare le prestazioni e le accuse di molestie nel calcio dimostrano come la gestione dello spogliatoio richieda anche grande attenzione agli aspetti umani e comportamentali dei protagonisti del mondo del pallone professionistico.
Le rose lunghe fanno la differenza: il lavoro dei ds
Ma attenzione particolare a un aspetto fondamentale. Proprio per questo specifico motivo strutturale le sorprese clamorose si diradano progressivamente, perché le grandi squadre blasonate hanno ricambi perfettamente all’altezza della situazione, le altre società decisamente meno, e il fossato qualitativo si allarga inesorabilmente. Peserà di più per Allegri l’assenza prolungata dei due succitati giocatori chiave, oppure per Pioli quella problematica di Kean attaccante (sempre che l’azzurro non recuperi miracolosamente in tempo utile)? Il terzo segmento stagionale è proprio quello cruciale in cui si cominciano a giudicare concretamente anche i direttori sportivi e il loro operato sul mercato estivo.
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